Accoglienza dei profughi nelle parrocchie, mons. Erio Castellucci ha scritto una lettera ai parroci della diocesi in cui indica la linea da seguire. Si tratterà comunque di accoglienza di singoli o nuclei famigliari già identificati e conosciuti

“Aprite le porte del cuore” si conclude con queste parole la lettera che monsignor Erio Castellucci ha inviato, il 27 settembre, ai sacerdoti della diocesi di Modena e Nonantola riguardo l’accoglienza dei profughi giunti in Italia, nelle strutture e nelle comunità ecclesiali, dopo l’appello di Papa Francesco. Nella missiva il vescovo spiega che si tratterà comunque di accoglienza di singoli o nuclei famigliari (che sono una minoranza) già identificati e conosciuti, per i quali si potrà predisporre un percorso specifico.
Nella prima parte della lettera mons. Castellucci, dopo aver descritto l’azione improntata dalle istituzioni nazionali e locali, spiega che Modena ha più di 500 profughi accolti attraverso i due canali istituzionali attivati con la Prefettura di Modena. Attualmente la Caritas Diocesana non ha direttamente partecipato a bandi indetti dalla Prefettura, anche perché, scrive il vescovo , non siamo un soggetto economico paragonabile ad una cooperativa, ma, attraverso l’Associazione Porta Aperta, ha accolto in due appartamenti 8 profughi, seguiti dalla cooperativa Caleidos, con il Progetto “Frontex Plus”. Cosa possiamo fare? Si interroga mons. Castellucci “In questa prima fase siamo chiamati a sensibilizzare le nostre comunità, attraverso i consigli pastorali, i gruppi parrocchiali, le Caritas, sopratutto perché si attende la nota della CEI elaborata con Caritas Italiana per coordinare gli interventi e i progetti di accoglienza da attivare sul nostro territorio. La modalità di accoglienza propria della comunità cristiana è fondata sulla gratuità, escludendo di massima, forme di rimborso economico per l’ospitalità prestata. Tutto ciò che comportasse oneri ulteriori non può essere a carico della realtà ospitante, ma delle realtà caritative e delle istituzioni preposte che coordinano l’accoglienza. Una accoglienza, però che per il vescovo non è esente da una riflessione seria, non strumentale o ideologica, sulle cause di una migrazione di questa enorme portata, cercando di individuare quali azioni di pace e di giustizia promuovere per contrastare e rimuovere le cause di emigrazione forzata.

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