Dopo quattro ore di udienza in tribunale a Modena, Khalil Laamane, il 50 enne marocchino accusato dell’uccisione con 4 coltellate, della moglie Ghizlan il cui corpo senza vita è stato ritrovato nell’auto di lei, abbandonata in via Cavazza, nei pressi dell’inceneritore, il 6 febbraio dello scorso anno è stato riportato in carcere dov si trova da quasi un anno. Per lui, nell’udienza del processo con rito abbreviato in tribunale a Modena il PM dell’accusa Luca Guerzoni, ha chiesto l’ergastolo. Per il 50enne  l’accusa è di omicidio volontario pluriaggravato anche dalla premeditazione.  Dopo l’omicidio Laamance avrebbe cercato di disfarsi del corpo dandolo alle fiamme dopo averlo lasciato nell’auto. Ma la combustione non avvenne e per gli inquirenti fu immediato il riconoscimento della donna che fece scattare le indagini. L’uomo, venne subito fermato dagli inquirenti. Il suo tentativo di depistare le indagini era legato all’uso della sua auto. Le sue dichiarazioni tradirono la reatà dei fatti ricostruita dal personale della Squadra Mobile di Modena che dalle telecamere di videosorveglianza di un autolavaggio che inquadrarono l’uomo mentre gettava un portachiavi della moglie, riuscirono a capire che Lamane aveva mentito. Dopo l’arresto l’uomo minacciò il suicidio ma le perizie stabilirono che al momento dell’omicidio sarebbe stato in grado di intendere e di volere. Una realtà problematica e conflittuale quella dei due coniugi, probabilmente complicata dalla decisione di separarsi. Oggi in tribunale sono stati ascoltate anche le parti civili, la famiglia della vittima e l’associazione Casa della Donne di Modena. Sentite le parti il giudice ha deciso di riaggiornare tutto per la sentenza la prossima settimane.

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