Sono ore decisive per fare luce sull’omicidio di Daouda Sangarè, il trentunenne originario della Guinea ucciso all’alba di ieri nella sua abitazione, al piano interrato di una palazzina di via Righi a Montese. Per tutta la giornata, i Carabinieri hanno ascoltato diverse persone in caserma, nel tentativo di ricostruire con precisione quanto accaduto e chiarire il movente. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo e, al momento, non vi sarebbe ancora alcun provvedimento di fermo. Un delitto che ha profondamente scosso la comunità di Montese, in festa per le celebrazioni della Beata Vergine della Neve. Anche Sangarè aveva partecipato alla serata insieme agli amici, prima di fare rientro a casa verso la mezzanotte. All’alba, la tragedia. Secondo quanto ricostruito finora, qualcuno avrebbe bussato alla porta dell’appartamento. Sarebbe stato il trentunenne ad aprire e, in pochi istanti, sarebbe scoppiata una lite, culminata nell’accoltellamento. Colpito con uno o più fendenti in parti vitali, l’uomo è morto nonostante il tempestivo intervento dei sanitari del 118.

Sul posto hanno lavorato per ore Carabinieri e uomini della Scientifica, impegnati nei rilievi all’interno dell’abitazione. Al vaglio, anche le immagini di videosorveglianza. Sangarè viveva da anni sull’Appennino modenese e dal 2021 lavorava come saldatore in una ditta di ricambi agricoli della zona. Soltanto un mese fa era stato raggiunto dalla moglie, arrivata dall’Africa per ricongiungersi con lui. Amici, vicini e colleghi ricordano Daouda come una persona tranquilla, riservata e dedita al lavoro. Sconvolta anche la comunità africana residente in paese, dove in molti dicono di non riuscire a spiegarsi una tragedia simile.