Continuano serrate, ma nel massimo del riserbo le indagini per fare piena luce sulla morte del 31enne Daouda Sangarè, trovato senza vita nella sua abitazione a Montese. Pare che la causa della morte sia stata un fendente, all’altezza dello stomaco, ma sono poche le informazioni ufficiali che trapelano. Ciò che è certo è che, dopo le analisi dell’appartamento di via Righi, ieri è stata la giornata dell’ascolto in caserma di tutte le persone che potevano essere informate dei fatti. Su tutti la moglie della vittima, arrivata in Italia da appena un mese. La donna è stata trattenuta a lungo al Comando provinciale dei Carabinieri e in serata non avrebbe fatto ritorno a Montese. Tanti i punti ancora da chiarire sulla dinamica degli eventi. Le forze dell’ordine sono state chiamate in via Righi intorno alle 8 di domenica mattina, allertate dal vicino di casa, che ha sentito la moglie piangere sul pianerottolo. Da quanto si apprende, lei sarebbe rimasta chiusa fuori di casa, tanto che è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per aprire la porta e raggiungere il cadavere del 31enne. Lo stesso vicino, avrebbe sentito un urlo arrivare da dentro l’appartamento intorno alle 5.30, circostanza, questa, che gli inquirenti stanno verificando. Ciò che è stato confermato da più testimonianze, è che Daouda ha passato le sue ultime ore di vita alla festa del paese, prima di essere riaccompagnato a casa. Il 31enne è stato descritto da tutti come una persona tranquilla, dedita al lavoro, senza “cattive frequentazioni” e che sognava di mettere su famiglia, ora che aveva trovato una stabilità economica.