Lee Joon-seok, 68 anni, capitano del traghetto che è affondato in Corea del Sud, ha difeso la sua decisione di aspettare 30 minuti prima di ordinare un’evacuazione dalla nave. «Al momento la corrente era molto forte, la temperatura dell’acqua dell’oceano era fredda, e ho pensato che le persone avessero lasciato il traghetto senza una valutazione (appropriata), se non avessero indossato il giubbotto di salvataggio, e anche se lo avessero indossato, sarebbero andati alla deriva e avrebbero dovuto affrontare molte altre difficoltà», ha detto Lee ai giornalisti ieri quando ha lasciato la sede di Mopko della Corte distrettuale di Gwangju per essere incarcerato. «Le navi di soccorso non erano ancora arrivate, né c’erano altre navi da pesca civili o altre imbarcazioni nelle vicinanze in quel momento. Mi dispiace per la popolazione della Corea del Sud per aver causato disturbo e chino il capo in segno di scusa alle famiglie delle vittime», ha detto Lee. Il Sewol è affondato al largo delle coste sudocoreane mercoledì con 476 persone a bordo, la maggior parte delle quali erano studenti di una scuola superiore. Sono 32 i morti accertati e 266 i dispersi. Si pensa che la maggior parte sia rimasta intrappolata nella nave da 6.852 tonnellate. Il procuratore Yang Jung-jin ha riferito che alla guida del traghetto mercoledì mattina c’era un terzo ufficiale, mentre la nave stava attraversando una zona con molte isole nel mezzo di forti correnti. Yang ha aggiunto che il terzo ufficiale era una donna con sei mesi di esperienza, che non aveva mai guidato nella zona in precedenza perché normalmente è un compito che spetta ad un’altra persona. La donna in quel momento ha preso il timone perché la densa nebbia ha causato un ritardo nella partenza, ha spiegato Yang, aggiungendo che gli investigatori non sanno se il traghetto stesse procedendo più velocemente della norma.

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