La quarta serata di Jazz Open si porta dietro la consapevolezza di un festival capace di rappresentare una vetrina internazionale per la città. Il pubblico comincia ad arrivare quando è ancora giorno: all’apertura dei cancelli giochi, stand e negozi di merchandising occupano l’attesa e offrono una scappatoia dal pomeriggio caldo che si fa sera. Non tutti sono appassionati di jazz in senso stretto, piuttosto a catturare è quella fusione di generi che la rassegna nata a Stoccarda ha promesso di esportare a Modena. E il binomio inglese Joss Stone-Jamie Cullum rappresenta questo intreccio in modo efficace. La prima edizione modenese di Jazz Open racconta di un pubblico molto eterogeneo. In piazza Roma fan di tutte le età: qualcuno è venuto qui solo per la musica, qualcuno approfitta dell’occasione per visitare una Modena inedita. E se la musica, come ogni forma d’arte, è una questione di gusti, gli spettatori di Jazz Open sembrano avere le idee molto chiare. L’atmosfera internazionale non è solo sul palco, non solo nei concerti british che richiedono un pubblico pronto a cantare e ballare. Davanti al palazzo Ducale ci sono note che parlano d’amore