Nel giro di poche ore sono state 270 le proposte ricevute per il bando “Innova per l’Italia”, il progetto che da martedì 24 ad oggi apre alle idee di nuove applicazioni per combattere il virus. L’Italia insomma si sta attrezzando per mettere in campo quello che è stato definito il “modello coreano” ovvero la limitazione del contagio tramite il tracciamento dei soggetti positivi attraverso gli smartphone e tamponi mirati. Ma con caratteristiche proprie, per riuscire a trovare un equilibrio tra privacy e salute. Lo stesso garante della privacy Antonello Soro con il suo team è al lavoro per valutare sistemi di “contact tracing” in grado di salvaguardare entrambe e che comunque rimarrebbero attivi, con un decreto temporaneo, solo in questo periodo di emergenza. Un vantaggio del modello applicato nella Corea del Sud è quello di consentire il contenimento del virus senza dover arrestare il sistema produttivo del Paese; lo svantaggio è che l’applicazione deve essere installata da tutti, oltre al fatto che i dati dei cellulari vengono incrociati con le videocamere di sicurezza dando vita a un sistema di sorveglianza vero e proprio anche se a fini sanitari. L’Italia apre alle idee di nuove tecnologie su smartphone, guardando a soluzioni più soft. “Le società coinvolte nel sistema di tracing” ha dichiarato il garante “devono rispondere ai nostri protocolli di sicurezza e garanzia sulla protezione dei dati. I privati gestirebbero dati con pseudonimi (o anonimi), lasciando allo Stato la re-identificazione in caso di necessità”. Già il Veneto è riuscito a contenere i contagi, più della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, circoscrivendolo grazie alla piattaforma Engineering, in grado di incrociare le informazioni delle banche dati regionali per limitare le aree a più alto rischio contagio. Alla regione mancava l’uso di un’app, che potrebbe però arrivare a breve anche sui cellulari degli emiliano-romagnoli.

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