“Le politiche di mobilità condivisa offrono un’alternativa all’utilizzo dell’auto privata e sono coerenti con gli obiettivi del Pums 2030 e del Paesc, in primis per quanto riguarda il calo delle emissioni. Per questo motivo l’Amministrazione condivide il filone della “vehicle sharing mobility” che comprende biciclette, automobili, motorini e monopattini elettrici. In particolare, il Comune è direttamente coinvolto in un servizio ormai consolidato di bike sharing che, ad oggi, conta oltre 4mila iscritti. Inoltre, nel 2027 avremo un nuovo progetto per avere anche le e-bike”.
Lo ha spiegato l’assessore alla Mobilità Giulio Guerzoni, lunedì 29 giugno in Consiglio comunale, in risposta all’interrogazione di Katia Parisi (Modena Civica), con la quale si chiedeva di fare chiarezza sullo stato dei servizi di bike sharing e car sharing a Modena verificando se siano ancora attivi e con quali modalità di gestione. Parisi ha inoltre domandato dati aggiornati, le cause dell’eventuale ridimensionamento dei servizi e le azioni previste per rilanciarli.
Guerzoni, partendo dal bike sharing, ha spiegato che il Comune di Modena è direttamente coinvolto in un servizio consolidato denominato ‘C’entro in bici’, nato ad inizio degli anni 2000: “E’ un servizio molto noto ai modenesi che si identifica nelle biciclette di colore giallo a pedalata tradizionale, con ruota piena e cavo di sicurezza per legarle, attivo e apprezzato, con un contratto di gestione rinnovato da nel 2025 – ha evidenziato l’assessore – Il sistema è in modalità “station-based” dove la bicicletta, al termine dell’utilizzo, deve essere restituita nel punto di prelievo originario. Il servizio è funzionante dalle 7 alle 2, 365 giorni l’anno, con accesso alle biciclette attraverso l’utilizzo di una chiave meccanica codificata che rimane alloggiata al meccanismo di aggancio della rastrelliera durante tutto il periodo di utilizzo. Il servizio conta 4071 iscritti. Per il futuro vogliamo consolidare sempre di più ‘C’entro in Bici’ e, contemporaneamente, visto anche il salto tecnologico degli ultimi cinque anni su batterie elettriche e mezzi, lavorare ad un progetto di e-bike sharing per l’inizio del 2027. Tra agosto e settembre dello scorso anno è stato anche aggiunto un nuovo Deposito Protetto in via Carteria 42, a servizio del centro storico. È invece cessato nel 2017 il progetto di bike sharing finanziato in buona parte dalla Regione Emilia-Romagna dal nome ‘Mi Muovo in Bici’, che non riuscì ad intercettare utenti”.
Per quanto riguarda i monopattini elettrici, Guerzoni ha spiegato che “abbiamo rilanciato questa possibilità di sharing mobility con un bando pubblico per selezionare un unico gestore: dall’avvio del nuovo servizio (nel mese di aprile) ad oggi, oltre 3.500 persone hanno utilizzato l’app dell’operatore. Nello stesso periodo, sono stati percorsi complessivamente 50.728 chilometri, con il 42,85% delle corse effettuate tramite un abbonamento. Numeri in linea con tante altre città di dimensioni simili a Modena in cui il servizio ha trovato stabilità”.
Nell’ambito del car sharing, invece, l’assessore ha spiegato che “a marzo 2025 è cessato il servizio di car-sharing elettrico gestito sotto il marchio Mobilize, in collaborazione con un partner privato che fu selezionato con procedura pubblica nel 2022 durante il precedente mandato amministrativo, senza alcun contributo pubblico. L’interruzione è stata dovuta al venir meno della sostenibilità economica complessiva. Credo che sia importante precisare che anche i precedenti progetti di car sharing elettrico sperimentati negli anni 2000 a Modena sono cessati per il non ottenimento dell’equilibrio economico autonomo, cioè senza contributo economico pubblico di supporto. Per quanto riguarda gli sviluppi futuri, le evidenze e l’esperienza ci dicono che per instaurare un servizio duraturo è necessario immaginare una procedura pubblica che contenga un sostegno economico garantito e non di piccola entità. Un nuovo progetto di car sharing rimane un obiettivo”, ha concluso l’assessore.
La trasformazione dell’interrogazione in interpellanza ha generato un dibattito aperto da Paolo Barani (FdI) che ha contestato la gestione del car sharing, definendolo un servizio non in grado di intercettare un numero soddisfacente di cittadini, oltre che “non redditizio per il privato”. Sul bike sharing ha criticato un servizio a suo parere rimasto indietro, definendolo “congelato”, con biciclette obsolete e privo delle tecnologie ormai diffuse. Ha concluso che i numeri di utilizzo fossero “un non nulla”, attribuendo le criticità a un difetto di programmazione e di metodo da parte delle istituzioni cittadine.
Martino Abrate (Avs) ha condiviso l’impostazione dell’assessore, ribadendo che “la mobilità condivisa rappresenta un’alternativa alla visione autocentrica della città” e che Modena ha le caratteristiche ideali per svilupparla. Ha sostenuto il potenziamento del bike sharing con bici elettriche, affiancato da nuovi percorsi ciclabili e da una migliore manutenzione della rete esistente, e ha espresso favore anche per la micromobilità, chiedendo però maggiori controlli sul rispetto delle regole. Pur riconoscendo il fallimento del car sharing tradizionale, ha proposto di sperimentare modelli aziendali e condominiali e ha rilanciato l’idea di un “mobility manager” per coordinare una strategia complessiva di mobilità sostenibile.
Giovanni Silingardi (M5s) ha ribadito l’importanza di mettere al centro il tema della sharing mobility, definendola “uno dei pilastri della mobilità sostenibile”. Ha sostenuto la necessità di rafforzare i controlli sull’uso dei monopattini e ha accolto con favore il progetto di sviluppare il bike sharing con biciclette a pedalata assistita, osservando che “è la formula più idonea per una città come Modena”. Sul car sharing ha riconosciuto il calo del servizio, concludendo che il potenziamento del bike sharing debba restare una priorità per ridurre l’uso dell’auto privata.
L’interrogante Katia Parisi (Modena Civica) si è dichiarata soddisfatta della risposta dell’assessore, sottolineando che la mobilità condivisa debba essere considerata “parte integrante del sistema della mobilità urbana” e non un servizio accessorio. Ha accolto positivamente l’impegno a consolidare il bike sharing, a sviluppare un futuro servizio di e-bike e i primi risultati della micromobilità, affermando che “sono segnali che vanno nella direzione giusta”. Pur riconoscendo le difficoltà economiche, ha invitato a ricercare “collaborazioni, opportunità di finanziamento e modelli innovativi” per ampliare i servizi e rendere Modena “sempre più vivibile, sostenibile e a misura di persona”.
Nelle conclusioni l’assessore Giulio Guerzoni ha ribadito che il Comune debba puntare su una strategia integrata della mobilità, indicando nel bike sharing, soprattutto con biciclette elettriche, il settore su cui investire prioritariamente, mentre sul car sharing ha ricordato che “tutte le esperienze non hanno superato la prova del mercato” senza adeguate risorse e sostenibilità economica. Ha concluso specificando che “nella mobilità urbana del futuro non esistono servizi di serie A e di serie B”, ma una complementarità tra trasporto pubblico, sharing mobility e altri mezzi per favorire il trasferimento dall’auto privata a forme di mobilità più sostenibili.






































