A due settimane dall’omicidio di Daouda Sangarè, il 31enne ivoriano trovato senza vita il 2 agosto in un appartamento di via Righi, a Montese, le indagini proseguono nel massimo riserbo. Giovedì 13 agosto sono tornati sul posto i Carabinieri del Ris di Parma, per nuovi accertamenti scientifici. L’obiettivo sarebbe quello di raccogliere ulteriori elementi utili a ricostruire quanto accaduto. Al momento non risultano fermi e non è stata ritrovata l’arma che potrebbe essere stata utilizzata per l’aggressione. Secondo quanto ricostruito, all’alba qualcuno avrebbe bussato alla porta dell’appartamento. Sarebbe stato Sangarè ad aprire e, poco dopo, sarebbe scoppiata una lite, culminata con uno o più fendenti all’addome, presumibilmente con un coltello. Dinamica che, però, dovrà essere verificata dagli accertamenti ancora in corso. Un delitto che ha profondamente scosso Montese, proprio nei giorni delle celebrazioni della Beata Vergine della Neve: Sangarè aveva partecipato alla serata insieme agli amici, prima di rientrare a casa intorno alla mezzanotte. All’alba, la tragedia. Originario della Costa d’Avorio, viveva da anni sull’Appennino modenese e dal 2021 lavorava come saldatore in un’azienda della zona. Da appena un mese era stato raggiunto dalla moglie, arrivata dall’Africa per ricongiungersi con lui. La donna, ascoltata nei giorni successivi, è stata sentita come persona informata sui fatti, con l’aiuto di un’interprete. Saranno gli accertamenti scientifici e gli elementi raccolti dagli investigatori a poter chiarire cosa sia realmente accaduto.





































