La città di Modena tra le avanguardie italiane del fine vita, un cambiamento culturale che si evidenzia nelle oltre 1700 richieste di testamento biologico depositati dal 2010, anno di istituzione del registro in Comune. Lo strumento delle Dat – Disposizioni anticipate di trattamento – permette l’iscrizione all’interno di una banca dati nazionale in cui indicare in anticipo e per iscritto il proprio consenso o diniego a cure e trattamenti sanitari in previsione di un’eventuale incapacità di prendere decisioni in autonomia. Nella procedura è inoltre possibile nominare una persona nel ruolo di fiduciario, per rappresentare le volontà del firmatario e gestire i rapporti con medici e ospedali.

Nel corso degli anni lo strumento è stato sempre più utilizzato dalla cittadinanza, che ha dimostrato una crescente consapevolezza verso l’autodeterminazione terapeutica. Non si tratta di autorizzazioni al suicidio medicalmente assistito, possibilità ora percorribile con l’approvazione della legge regionale, ma di un cambiamento nel rapporto tra pazienti, medici e strutture. Il fenomeno è cresciuto in maniera significativa a partire dal 2018, dopo l’entrata in vigore della legge nazionale che disciplina le Disposizioni anticipate di trattamento. La fascia d’età più rappresentata è quella tra 31 e 65 anni, con un totale di 924 dichiarazioni depositate. Quanto alla differenza di genere, le donne si dimostrano più sensibili alle questioni etiche con 1116 richieste, quasi il doppio rispetto alle 645 formulate da uomini. Le procedure possono essere presentate tramite appuntamento all’ufficio Anagrafe centrale di via Santi.