Un mercato che vale miliardi, ma che ogni anno deve fare i conti con imitazioni e prodotti che richiamano il nome del balsamico senza avere alcun legame con Modena. È la sfida dell’Aceto Balsamico di Modena, una delle eccellenze del Made in Italy più esportate al mondo e, proprio per questo, tra le più esposte al fenomeno dell’Italian sounding. Un problema che pesa sull’intera filiera, mettendo a rischio il valore economico di un settore strategico che supera il miliardo di euro di valore al consumo, con oltre 100 milioni di litri di produzione certificata e il 92% destinato ai mercati esteri. La lotta ai falsi non riguarda però soltanto il prodotto finito, ma l’intera filiera agroalimentare. La produzione di Aceto Balsamico di Modena Igp utilizza ogni anno circa 2,5 milioni di quintali di uva e tra 50 e 60 milioni di litri di vino italiano. Secondo il Consorzio, una maggiore tutela della denominazione potrebbe generare un aumento della domanda di mosto e vino italiani fino al 30%, creando nuove opportunità anche per il comparto vitivinicolo. Per rafforzare le tutele si muovono insieme istituzioni e consorzi. Da un lato c’è l’Europa, dove si chiede una disciplina più uniforme per contrastare evocazioni, contraffazioni e utilizzi impropri della denominazione. Dall’altro prosegue il percorso della candidatura UNESCO della tradizione del balsamico, che punta a riconoscere non soltanto il prodotto, ma il patrimonio di conoscenze, pratiche artigianali e cultura

ACETO BALSAMICO, CONTRO I FALSI LA DOPPIA MOSSA PER TUTELARE IL MERCATO
Falsi e concorrenza sleale mettono sotto pressione il mercato dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena. Istituzioni e Consorzi si muovono per combattere le imitazioni e valorizzare l’identità del prodotto.





































