Martedì 06 Dicembre 2016 | 18:54

MODENA IN DEFLAZIONE, LA RIPRESA E' GIA' UN RICORDO

A marzo variazione dei prezzi del -0,3%. Allarme Confesercenti


L’Italia rimane in deflazione e Modena non è da meno. I dati di marzo non smentiscono il trend negativo generale che da qualche tempo aleggia anche a livello nazionale: i prezzi nella nostra città continuano a scendere e, a destare preoccupazione in particolare è l’acuirsi della deflazione dei beni, i cui prezzi a marzo hanno fatto registrare una variazione del -0,3%, su base tendenziale annua.A segnalarlo è Confesercenti Modena preoccupata perchè i segnali parlano di una spesa delle famiglie ancora al palo. Uno stallo – sostiene Confesercenti - confermato dalla caduta delle vendite delle piccole superfici rilevata a gennaio oari ad un -2,8% e dal proseguire del calo dei prezzi nel primo trimestre dell’anno. Il dato deflattivo diffuso conferma in termini numerici anche la flessione della fiducia da parte delle famiglie, che ha portato ad una contrazione della domanda di beni, con inevitabili ricadute sul comportamento delle imprese, improntato alla cautela.

Con l’arenarsi della ripresa dei consumi – fanno notare in Confesercenti - le imprese continuano ad abbassare i prezzi per non perdere quote di mercato importanti: un fenomeno evidenziato anche dal calo del cosiddetto ‘carrello della spesa’, ovvero l’insieme dei beni ad alta frequenza di acquisto. Un dato nella nostra città, dimostrato in particolare dal -0,6% registrato dai prodotti alimentari.

"Alla luce dell’andamento attuale – conclude Confesercenti - riteniamo occorrano interventi mirati volti ad accrescere il reddito disponibile delle famiglie, nonché ad aumentare la fiducia dei consumatori, cosi da creare le condizioni utili alla ripartenza della spesa, e quindi dei consumi. Elemento questo che può influire in maniera determinate alla crescita del Pil e generare quelle ricadute positive da tempo attese dalle imprese. La ripresa dei consumi è inoltre legata all’incremento dell’occupazione, fattore che può favorire la crescita della domanda interna e quindi generare maggiore disponibilità economica”

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