Domenica 28 Maggio 2017 | 10:24

CUCCHI: PER LA PROCURA E’ OMICIDIO PRETERINTENZIONALE

Si è chiusa l’indagine bis sul caso della morte del giovane romano Stefano Cucchi. Per i pm i tre carabinieri che arrestarono il ragazzo sono i responsabili del suo decesso e sono stati accusati di omicidio preterintenzionale


Stefano Cucchi non è morto di fame, sete o per altri motivi che ancora non risultano chiari dalle indagini, bensì per i postumi del pestaggio subito ad opera dei carabinieri che lo arrestarono la sera del 15 ottobre 2009. A sostenerlo sono i pubblici ministeri che hanno concluso l’indagine bis, aperta nel 2014, e che hanno formalizzato per la prima volta l’accusa di omicidio preterintenzionale aggravato nei confronti degli agenti Alesso Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco. Una svolta in un caso ormai al centro dell’attenzione mediatica, ma che non si esaurisce solo con questi capi d’imputazione. Allo stesso Tedesco e al maresciallo Roberto Mandolini, infatti, è stata formalizzata anche l’accusa di falso in atto pubblico relativamente al verbale di arresto di Cucchi dove si attestava che l’identificazione del soggetto era avvenuta tramite impronte digitali e fotosegnalazione. Nuovi scenari, dunque, rispetto alla prima indagine e capi d’imputazione più gravi per i carabinieri in una vicenda che fino ad ora aveva portato solo assoluzioni nelle prime sentenze emesse.

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