Giovedì 18 Luglio 2019 | 00:20

FESTIVAL DELLA GIUSTIZIA PENALE: IL MOMENTO DI AMANDA KNOX, L'INVITATA D'ECCEZIONE RACCONTA LA SUA STORIA

Oggi al Festival della Giustizia Penale, l’atteso intervento di Amanda Knox sul processo massmediatico e sulle difficoltà della pubblica riabilitazione, anche dopo la sentenza che l’ha assolta


Tornata in Italia dopo 8 anni, Amanda Knox pienamente scagionata dall’accusa di omicidio da parte della giustizia italiana, pare invece essere indelebilmente macchiata dall’onta attribuitale dall’opinione pubblica, che già al tempo delle indagini preliminari l’aveva condannata senza appello, e che ora le addebita anche l’aggravante dell’impunità. È sotto i riflettori dei media nazionali e locali, da cui ha tentato di proteggersi in questo soggiorno modenese, quei riflettori e quei media che l’hanno additata per anni come assassina, e che oggi, mossi dalla medesima morbosità, la inseguono come una star. Nel suo discorso di oggi al Forum Monzani Amanda sottolinea il silenzio a cui era costretta dietro le sbarre, in attesa della sentenza di primo grado, mentre troppi fuori si permettevano di descriverne la psicologia, di improvvisare perizie criminologiche e di inscenare sommari processi a favore di telecamera. Un’attenzione mediatica così sbilanciata, è passibile di influire sull’imparzialità dei giudici e potrebbe avere pesato anche sulla condanna a 26 anni in primo grado che ha coinvolto la Knox, condanna poi contraddetta poi in appello. Un gioco mediatico spietato che riduce i fatti a materia da spettacolo, un gioco in cui le persone sono oggetti da consumare dice Amanda. A parte la componente umana di cui è intriso l’intervento, il problema si pone in termini più ampi: l’invasività dei mass-media sul processo e la mancanza di riabilitazione dell’imputato assolto, che rimane vittima di un immaginario irrevocabile. Questi i temi a cui il Festival della Giustizia Penale vuole dare risonanza attraverso l’intervento di Amanda. Non è dunque solo l’onorabilità e la dignità di una persona ad essere lesa dal circo mediatico del sensazionalismo, ma la credibilità di uno degli elementi cardine del nostro vivere collettivo: la fiducia negli accertamenti della magistratura.

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