Martedì 19 Febbraio 2019 | 17:58

UCCISE UN LADRO IN CASA PROPRIA, L’ODISSEA DI FRANCO BIROLO

Franco Birolo, l’edicolante che nell’aprile del 2012 uccise un ladro che era entrato nella sua proprietà, ha raccontato ieri sera a Modena la sua odissea giudiziaria. Che continua nonostante la sua assoluzione. Una storia che si inserisce nel dibattito in corso sulla riforma della legittima difesa


Dopo la condanna a due anni e 8 mesi e al pagamento di 350 mila euro alla vittima inferta in primo grado per omicidio colposo nel gennaio 2016 la corte d’appello ha assolto nel marzo scorso Franco Birolo, l’edicolante di Civè, paese in provincia di Padova, che nella notte tra il 25 ed il 26 aprile del 2012 sparò con la sua pistola regolarmente registrata a Igor Ursi un ladro di origine moldava che insieme a due complici si era introdotto all’interno della sua rivendita che confina al piano di sopra con la sua abitazione nella quale viveva con la sua famiglia. Da quel giorno la sua vita non è più la stessa, oltre a convivere con la consapevolezza di avere ucciso, Birolo, ha dovuto vendere l’attività per pagare il suo calvario giudiziario e trasferire la sua famiglia, scossa per quanto successe in quella notte, in un'altra casa. E oggi, a distanza di 7 anni, l'incubo non è ancora finito, nonostante l’assoluzione. Un calvario giudiziario che Franco Birolo ha raccontato ieri sera a Modena all’appuntamento organizzato dall’osservatorio nazionale sostegno vittime guidato dall’avvocato modenese Elisabetta Aldrovandi e che, proprio attraverso la sua testimonianza ha permesso di fare il punto sulle novità del disegno di legge sulla legittima difesa di cui Birolo sottolinea due aspetti dal suo punto di vista migliorativi.

Nel servizio l'intervista a Franco Birolo, edicolante

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