Giovedì 13 Dicembre 2018 | 16:50

SANT’AGOSTINO, DOPO VENTI ANNI IL NULLA

Inaugurato ieri pomeriggio il progetto culturale del Polo del Sant’Agostino. Non si è trattato di una vera inaugurazione in quanto allo stato attuale nulla esiste se non il vecchio edificio del nosocomio. La presentazione del progetto culturale sugli spazi dell’ex ospedale si è ridotta a poco più a quella di un logo grafico. Che nasconde il nulla.


L’obiettivo è chiaro. In mancanza della possibilità di presentare un progetto architettonico prima delle elezioni della prossima primavera, comune e fondazione hanno deciso di presentare il progetto culturale che lo dovrebbe accompagnare. Progetto che dovrebbe riempire quegli spazi che dal 1995, da quando il comune annunciava la porta dell’archistar Ghery come elemento architettonico di accesso al già promesso polo culturale modenese, attendono una riqualificazione, ancora oggi mancata. Ma quello che per le festività natalizie i modenesi e non solo potranno osservare, è ben poco. Anzi nulla. Un passaggio che dall’accesso su via emilia centro collega due cortili interni, già aperti in occasione del festival della filosofia ma abbandonati per il resto dell’anno. Bui, desolati, con pareti scrostate ancora simbolo più di ciò che sarà, di ciò che non è stato. Coperto solo da schermi per proiezioni e totem di cartone arciti di nuove promesse. Perché quel polo culturale che nel Sant’Agostino doveva avere il suo fulcro, doveva già esserci. Composto sia da una riqualificazione architettonica sia da un progetto culturale. E allora ecco che assume senso il logo, anzi un nome AGO. Non per simboleggiare un progetto culturale, ma per coprire il nulla che ci sta dietro. Un nulla simboleggiato anche da quel plastico colorato dove la destinazione delle singole aree del comparto in assenza di un progetto architettonico che ne definisca gli spazi, non possono andare oltre a un ammasso di cubi e parallelepipedi a strisce talmente minimali da definire e da fare capire a fatica che quello è il comparto Sant’Agostino. Dove non emerge nemmeno quel collegamento, naufragato insieme al progetto di gae aulenti, con il palazzo dei musei. Ed è così che di fronte al nulla oltre al logo ci si inventa anche un volumetto di 80 pagine, simile ad un catalogo da outlet di mobili, con la speranza di coprirlo, quel nulla, con altro nulla. Perché dentro è solo riprodotto quello stesso logo declinato su una app da smartphone, su una borsa della spesa o su un piatto da portata. Da ieri sappiamo che il futuro della cultura a Modena si è ridotto a questo.

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