Sabato 24 Agosto 2019 | 11:31

MEDICO AGGREDITO CON L'ACIDO: PERQUISIZIONE DEI CARABINIERI A VIGNOLA

Novità nella vicenda giudiziaria dell'aggressione del dottor Tondi: stamattina i carabinieri del reparto operativo hanno effettuato una perquisizione nella casa di Vignola. Si sta cercando documentazione utile alle indagini scavando nella vita privata del medico


Per approfondire leggi anche: IL VIDEO MESSAGGIO DEL DOTT. TONDI

Nella vicenda dell'aggressione al dottor Stefano Tondi, sta prendendo sempre più quota la pista legata alla vita privata del medico. I carabinieri, infatti, sono tornati stamattina nella casa del primario di Cardiologia, aggredito ormai due settimane fa con una pistola piena di soda caustica, sfregiato agli occhi e al viso e tuttora ricoverato al Policlinico di Modena. I militari del Reparto operativo della tenenza di Vignola hanno perquisito stamattina l'abitazione di famiglia, appena fuori Vignola, in compagnia del figlio Michele, e dopo aver ottenuto un nuovo decreto di perquisizione da parte del giudice.

Gli inquirenti, che si sono portati anche nello studio del medico nell'ospedale di Baggiovara, cercano documentazione utile alle indagini, scavando nella vita privata di Tondi. Restano due i filoni di indagine, coordinata dal pubblico ministero Enrico Stefani: l'ambito lavorativo, magari collegato ad una vendetta di qualche paziente o parente di paziente ai danni del medico per suoi eventuali comportamenti professionali non corretti e l'ambito privato, legato alla vita senza camice di Tondi. Potrebbe essere questa l'ipotesi più accreditata, mentre continua con particolare attenzione la ricerca di un movente collegato alla vita sentimentale del medico senza dimenticare l'analisi dei rapporti tra padre e figlio.

In questi giorni di silenzio stampa, chiesto dalla Procura di Modena, i carabinieri e il magistrato hanno continuato a cercare riscontri su un aggressione ancora senza spiegazioni certe e che avvenne dieci giorni dopo ad un primo, inquietante episodio che subì il dottor Tondi sempre davanti alla sua abitazione. Un uomo gli si presentò alle spalle e gli urlò "mani in alto"; il medico si chiuse in casa e il bandito si dileguò.

Tra le prove che sono già state trovate c'è anche la pistola utilizzata per spruzzare la soda caustica, trovata in un cassonetto dei rifiuti.

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