Martedì 06 Dicembre 2016 | 16:54

CAPORALATO, NEI GUAI ANCHE DUE CARPIGIANI

Anche due carpigiani tra le persone coinvolte nella maxi operazione della polizia di Prato:un investigatore privato e la sua collaboratrice sono accusati di aver ostacolato le indagini sullo sfruttamento di profughi africani nei campi toscani


Compaiono anche le posizioni di due carpigiani nell'inchiesta della polizia di Prato sul caporalato nei campi delle province toscane. Secondo l'accusa infatti un gruppo di pakistani avrebbe reclutato decine di richiedenti asilo per farli lavorare nelle fattorie del Chianti.

I due indagati modenesi sono un investigatore privato e la sua collaboratrice: per il pm il primo, poi messo agli arresti domiciliari, avrebbe contattato il reclutatore dei lavoratori che aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti, offrendo 200 mila euro perché non rivelasse quello che sapeva ai magistrati. L'ipotesi di reato è di ostacolo alle indagini, un addebito contestato anche alla collaboratrice che però aveva un profilo minore e alla quale è stato imposto soltanto l'obbligo di firma.

L'inchiesta ha riguardato come detto diverse province toscane e a far partire gli accertamenti era stata la denuncia di due africani che non sopportavano più le sottomissioni alle quali erano sottoposti nelle aziende agricole: in tutto sono una cinquantina i braccianti tirati in ballo, appunto soprattutto profughi. Tra le varie accuse nei confronti degli 11 indagati ci sono l’associazione a delinquere finalizzata al reclutamento illecito di extracomunitari e lo sfruttamento del lavoro nero, oltre che alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

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