Sabato 03 Dicembre 2016 | 05:35

INCHIESTA CAMICI SPORCHI, INTACCATE SOLO DUE ACCUSE SU 20

Solo una minima parte dell'accusa è stata minata dalla decisione dei giudici di annullare gli atti carpiti dal pc della professoressa Modena. A dirlo è il procuratore capo Lucia Musti


L'annullamento dei file carpiti con un virus dal pc della professoressa Modena durante le indagini per l'inchiesta Camici sporchi potrebbe avere un peso più che limitato. Sono ancora tutte da definire le ricadute processuali della decisione dei giudici sul caso della Cardiologia del Policlinico. A sottolinearlo è il procuratore capo Musti, che ribadisce come l'accoglimento dell'istanza da parte del collegio, su sollecitazione della difesa, potrebbe portare alla limitazione di soltanto un decimo del materiale probatorio e dunque delle accuse.

I giudici avevano precisato che l'istanza delle difese poteva essere accolta per due ragioni. In primo luogo il fatto che l'accusa non avrebbe chiesto l'autorizzazione al Tribunale, equiparando quell'intrusione informatica a un'intercettazione telefonica per la quale serve l'ok del gip; e in seconda battuta, ribadendo che una registrazione digitale di questo tipo può essere compiuta solo per ipotesi di reati legati alla criminalità organizzata. E non era questo il caso, nonostante la contestazione dell'associazione a delinquere.

Prosegue a ogni modo il lavoro in aula della Procura e il capo dei pm modenesi sottolinea l'operato nell'inchiesta Camici sporchi oltre all'impegno nella fase dibattimentale.


Intervista a Lucia Musti, Procuratore capo di Modena

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