Giovedì 08 Dicembre 2016 | 12:52

POLICLINICO, NUOVE INTERCETTAZIONI SVELANO INTRECCIO PD-SANITA’

Pubblicate da Il Resto del Carlino, riguardano le dimissioni dell’ex dg Cencetti, tra concorsi fasulli e appalti truccati


Furono i vertici del Partito Democratico modenese ed emiliano-romagnolo, nel 2012, a chiedere all’allora governatore della Regione Vasco Errani le dimissioni di Giuseppe Caroli, all’epoca direttore generale dell’Ausl provinciale. Per una questione di equilibri politici, Errani costrinse alle dimissioni anche Stefano Cencetti, numero uno del Policlinico, oggi indagato dalla Procura di Modena per presunti appalti truccati. In cambio, la Regione gli trovò – anzi, creò ad hoc per lui – un posto da dirigente all’Ausl di Piacenza. E’ un fitto intreccio tra politica, Sanità e cooperative quello che emerge dalle intercettazioni telefoniche dei carabinieri pubblicate oggi da Il Resto del Carlino. Attività di indagine effettuate nell’ambito del fascicolo sul presunto sistema corruttivo guidato da Cencetti, che avrebbe indirizzato gli appalti al Policlinico in favore di una serie di cooperative ‘amiche’. Per questa inchiesta, tra dirigenti sanitari e società, gli indagati sono 67 e a breve sono attese le richieste di rinvio a giudizio. Ma ora da queste nuove intercettazioni emerge molto altro. Vicende collaterali su cui, peraltro, non risultano al momento esserci indagati. Al telefono Cencetti spiega che il pressing su Errani per chiedere la testa del collega Caroli fu esercitato dall’allora sindaco di Modena Giorgio Pighi, dal presidente della Provincia Emilio Sabatini, dal segretario provinciale del Pd Davide Baruffi e da quello regionale Stefano Bonaccini. “La delegazione”, la chiama l’ex direttore del Policlinico. A sua volta, Cencetti fu obbligato alle dimissioni. Ma la Regione si affrettò a trovargli un posto: un incarico creato dal nulla all’Ausl di Piacenza, 546mila euro in tre anni. “Quello che mi ha fatto il colloquio di lavoro era più a disagio di me. Siamo al ridicolo”, dice lo stesso Cencetti al telefono. Anche a Caroli la Regione propose un posto come compensazione per le dimissioni forzate aggirando i concorsi pubblici, ma lui rifiutò: “Non voglio rischiare”, spiega.

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