Giovedì 08 Dicembre 2016 | 01:09

BPER, ALTRO CROLLO IN BORSA: UN’AZIONE VALE 3,7 EURO

Il titolo lascia sul terreno il 5,91%: così i soci che sottoscrissero l’aumento di capitale nell’estate 2014 perderebbero il 27% del loro investimento. Ci si aspetta un gesto di responsabilità del management


Un’altra giornata nera in Borsa per la Banca Popolare dell’Emilia-Romagna. Il titolo sprofonda a -5,91%. E così, dopo essere scesa ieri sotto la soglia psicologica dei 4 euro, ora un’azione dalla Bper vale ancora meno: 3,76 euro per azione. In un anno il titolo ha lasciato sul terreno il 53% del proprio valore, mentre la capitalizzazione è ampiamente sotto i 2 miliardi di euro.

A questi valori, i soci che nell’estate del 2014 sottoscrissero l’aumento di capitale a 5,14 euro per azione, si trovano ad aver perso oltre il 27% del proprio investimento.

Tutto questo mentre la Popolare resta sotto la lente di ingrandimento della Bce per l’elevata mole di crediti deteriorati che pesano sui suoi conti.

Tutto questo mentre i compensi dei vertici della banca restano, però, intatti. Nel 2015 il presidente Ettore Caselli, oltre alla propria pensione, ha percepito dal Gruppo Bper 450mila euro. L’amministratore delegato Alessandro Vandelli addirittura un milione. Di fronte a questa situazione difficile per la banca, ci si chiede se non sarebbe opportuno da parte del management un gesto di vicinanza ai soci: una riduzione del compenso del 50%  almeno fino a quando il titolo non avrà recuperato il valore dell’aumento di capitale.

Nelle scorse settimane ha suscitato molte polemiche il milione di euro intascato dal presidente della Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, nell’annus horribilis della sua banca.

In questo momento di grande sfiducia dei risparmiatori nei confronti del mondo del credito, i vertici dei principali gruppi bancari darebbero un segnale importante, se si mostrassero disponibili a sacrificare qualcosa dei loro, peraltro enormi, compensi, quando i risultati dell’azienda non raggiungono gli obiettivi prefissati o vengono bocciati dal mercato. Ma il management della Popolare da questo orecchio sembra non sentirci.

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