Sabato 10 Dicembre 2016 | 03:59

HOMO NALEDI, L’ANTENATO ‘SCONOSCIUTO’ DEL’UOMO

La sua esistenza fu scoperta solo nel 2013, da un ritrovamento di ossa in Sud Africa. All’Università di Modena lezione dell’unico docente italiano membro del team che lo sta studiando


Si chiama Homo Naledi, è un nostro lontano antenato e fino a due anni fa nessuno sapeva della sua esistenza nella scala dell’evoluzione. Di lui restano solo 1.500 ossa ritrovate casualmente nel settembre 2013 da un gruppo di speleologi in una grotta sottoterra in Sud Africa. Una scoperta senza precedenti nella storia della paleontologia. Questa mattina, al Dipartimento di Scienze Geologiche dell’Università di Modena, ne ha parlato, davanti a studenti e professori della materia, l’antropologo Damiano Marchi, docente dell’Università di Pisa, unico italiano nel team che sta tentando di ricostruire la storia e la vita di questo finora sconosciuto progenitori dell’uomo.

L’Homo Naledi aveva un cervello piccolo, ma gambe molto moderne: la sua scoperta ha costretto dunque gli esperti a ripensare la convinzione secondo cui la capacità di camminare su due piedi fosse legata alle dimensioni del cervello. Inoltre, sembra che questa specie di ominide avesse l’usanza di deporre i morti in una grotta, una sorta di embrione di funerale, la cui origine si pensava fino ad oggi molto più recente. Ma sono ancora tanti i punti di domanda. In quale arco temporale visse Naledi e che stile di vita conduceva.

Ai nostri microfoni Prof. Damiano Marchi, Docente Antropologia Università di Pisa

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