Martedì 06 Dicembre 2016 | 15:03

ANTIDOPING: L’OLIMPIONICO MODENESE CAMPIOLI DEFERITO PER MANCATA REPERIBILITA'

L'atleta si difende: Io un disorganizzato e incauto, ma non ho mai saltato un controllo


Per l’atletica le Olimpiadi sono la massima competizione, ma per diversi sportivi italiani le prossime di Rio potrebbero diventare un miraggio. Fa scalpore infatti la notizia, che riguarda anche il modenese Filippo Campioli quattro volte campione italiano nel salto in alto outdoor, del deferimento di 26 atleti della nazionale. L’accusa è di aver eluso i controlli antidoping e chi è coinvolto rischia due anni di squalifica. Non si parla di casi di positività, ma del mancato rispetto delle regole sulla reperibilità.

I provvedimenti sono stati decisi in seguito agli sviluppi dell'indagine Olimpia condotta dai Nas-Ros dei carabinieri di Trento. Il Dottor Gustavo Savino dell’Equipe Medicina Sportiva di Modena (nel video l'intervista), sottolinea anche il rischio per gli atleti coinvolti nella vicenda, di veder finire le carriere a un passo dalla prossima Olimpiade prevista per l’estate 2016.

La replica di Filippo Campioli: nessun problema di doping

A poche ore dai titoli di giornale “Atletica dopata”, ecco il racconto di uno dei protagonisti della vicenda. Filippo Campioli, atleta cresciuto nella Fratellanza 1874, poi passato all’Esercito nel 2004 al 2014, spiega il perché il suo nome è nell’elenco nell’inchiesta Olimpia.

Campioli: la mia colpa è un ritardo burocratico.Da quando sono diventato un atleta di interesse internazionale, sono sempre stato sottoposto a controlli antidoping da parte della Wada, e ho sempre dimostrato di essere pulito. Io, come altri cento atleti (non solo di atletica leggera!) abbiamo commesso un peccato di ingenuità.

Il Whereabouts non aggiornato. Quando tra il 2011 ed il 2012 ho calato la mia attività agonistica, uscendo di fatto dal ritenermi atleta di interesse internazionale, ho sottovalutato l’importanza del Whereabotus (metodo utilizzato per la reperibilità quotidiani degli atleti). Mi ricordo di una volta che ho mandato il file in ritardo.”

Io un disorganizzato e incauto, ma non ho mai saltato un antidoping. “Qui nasce la mia colpa. Non ho sempre segnalato con costanza e precisione dove fossi. Per fare chiarezza va sottolineato che non si tratta di missed test (mancato controllo) ma di filling failure (mancata comunicazione). È comunque incredibile come non sia stata comminata alcuna sanzione in occasione delle prime infrazioni, cosa che, probabilmente, avrebbe fatto capire a tutti quanto grave fosse l’inadempienza. Io le mie responsabilità le prendo, ma la gestione dei file tra gli atleti e la federazione non era sempre collaudata bene”.

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