Venerdì 09 Dicembre 2016 | 12:35

SONO MOLTE E CORRONO FORTE LE IMPRESE ICT DI MODENA

Nello sviluppo software in Regione le aziende modenesi sono le migliori. A dirlo è il rapporto realizzato da Democenter.


Sono tante e molto attive. Producono fatturati importanti, ma hanno bisogno di crescere di dimensioni e in relazioni. Vogliono tornare al centro dei processi di innovazione, ma non trovano risorse umane a sufficienza. Questo in sintesi il quadro del primo rapporto realizzato anche su Modena dalla Fondazione Democenter sul settore della tecnologia dell'informazione e della comunicazione. L’attività prevalente delle imprese è quella dello sviluppo software che secondo i dati vede circa 10mila occupati a livello regionale, mentre la dimensione di impresa di gran lunga dominante è quella micro, dove si concentra il 75 per cento delle aziende, mentre le piccole sono quasi il 22 per cento e quelle con più di 50 dipendenti appena il 3 per cento. Il fatturato complessivo supera i 5 miliardi di euro, ma dati ancora migliori di quelli regionali si registrano a Modena, in particolare nel settore dello sviluppo software dove la redditività è superiore di quasi il 9 per cento rispetto al dato dell’Emilia Romagna. Le principali caratteristiche delle imprese sono: un fatturato in crescita nel corso degli ultimi 2 anni; un’età media degli occupati tra i 30 e i 35 anni e  una presenza maggiore su mercati nazionali, in alcuni casi anche internazionali. Secondo le aziende del settore, molto di quanto si potrà realizzare anche a Modena, dipenderà comunque dalle scelte nazionali. Secondo dati di Confindustria Digitale, infatti, la situazione generale è molto diversa da paese a paese. Ad oggi infatti soltanto il 4,8% del Prodotto Interno Lordo dell'Italia è investito nelle tecnologia dell’informazione e della comunicazione, mentre altri paesi europei impiegano risorse di gran lunga superiori: la Germania investe il 6,9% del PIL, la Francia il 7% e la Gran Bretagna il 9,6%. Per l’Italia, anche solo raggiungere la media dell'UE del 6,6%, favorirebbe enormi vantaggi anche sul fronte occupazionale, consentendo la creazione di 700 mila nuovi posti di lavoro, per lo più altamente qualificati.

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