Venerdì 09 Dicembre 2016 | 04:45

ACCOGLIENZA PROFUGHI IL VESCOVO SCRIVE AI PARROCI

Accoglienza dei profughi nelle parrocchie, mons. Erio Castellucci ha scritto una lettera ai parroci della diocesi in cui indica la linea da seguire. Si tratterà comunque di accoglienza di singoli o nuclei famigliari già identificati e conosciuti


“Aprite le porte del cuore” si conclude con queste parole la lettera che monsignor Erio Castellucci ha inviato, il 27 settembre, ai sacerdoti della diocesi di Modena e Nonantola riguardo l'accoglienza dei profughi giunti in Italia, nelle strutture e nelle comunità ecclesiali, dopo l'appello di Papa Francesco. Nella missiva il vescovo spiega che si tratterà comunque di accoglienza di singoli o nuclei famigliari (che sono una minoranza) già identificati e conosciuti, per i quali si potrà predisporre un percorso specifico.
Nella prima parte della lettera mons. Castellucci, dopo aver descritto l'azione improntata dalle istituzioni nazionali e locali, spiega che Modena ha più di 500 profughi accolti attraverso i due canali istituzionali attivati con la Prefettura di Modena. Attualmente la Caritas Diocesana non ha direttamente partecipato a bandi indetti dalla Prefettura, anche perché, scrive il vescovo , non siamo un soggetto economico paragonabile ad una cooperativa, ma, attraverso l'Associazione Porta Aperta, ha accolto in due appartamenti 8 profughi, seguiti dalla cooperativa Caleidos, con il Progetto "Frontex Plus". Cosa possiamo fare? Si interroga mons. Castellucci “In questa prima fase siamo chiamati a sensibilizzare le nostre comunità, attraverso i consigli pastorali, i gruppi parrocchiali, le Caritas, sopratutto perché si attende la nota della CEI elaborata con Caritas Italiana per coordinare gli interventi e i progetti di accoglienza da attivare sul nostro territorio. La modalità di accoglienza propria della comunità cristiana è fondata sulla gratuità, escludendo di massima, forme di rimborso economico per l'ospitalità prestata. Tutto ciò che comportasse oneri ulteriori non può essere a carico della realtà ospitante, ma delle realtà caritative e delle istituzioni preposte che coordinano l'accoglienza. Una accoglienza, però che per il vescovo non è esente da una riflessione seria, non strumentale o ideologica, sulle cause di una migrazione di questa enorme portata, cercando di individuare quali azioni di pace e di giustizia promuovere per contrastare e rimuovere le cause di emigrazione forzata.

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