Lunedì 05 Dicembre 2016 | 21:36

MEREDITH, CASSAZIONE: DA INQUIRENTI CLAMOROSI ERRORI

La Corte di Cassazione ha depositato le motivazioni della sentenza che ha assolto Raffaele Sollecito e Amanda Knox, nel processo per l'omicidio di Meredith Kercher. Per la Suprema Corte, il procedimento avrebbe avuto un iter poco chiaro, risultato di anche di clamorosi errori investigativi.

MEREDITH, CASSAZIONE: DA INQUIRENTI CLAMOROSI ERRORI

La Cassazione contro la Procura, nelle motivazioni, ora depositate, sulla sentenza che assolve Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati dell'omicidio di Meredith Kercher, la ragazza uccisa a Perugia nella sua abitazione di via della Pergola il 1 novembre 2007. Proprio nelle motivazioni è presente un preciso atto di accusa contro la Procura di Perugia e gli inquirenti che hanno passato palmo a palmo la scena del delitto e chiuso le indagini. Secondo i giudici, nelle carte degli inquirenti non c'è un insieme probatorio solido, dal quale, oltretutto, manca l'evidenza di colpevolezza oltre il ragionevole dubbio. Secondo i togati se non ci fossero state quelle che definiscono "defaillance investigative" e se le indagini non avessero risentito di altrettante "colpevoli omissioni", con ogni probabilità si sarebbe potuto delineare, da subito, un quadro, se non di certezza, quanto meno di affidabilità, sia nella eventualità che i due ragazzi fossero innocenti sia che fossero estranei all'omicidio. Insomma, secondo i giudici, per come sono state condotte, le indagini sono insufficienti a fornire la certezza dell'una come dell'altra possibilità. Sempre i giudici vanno nel merito dell'accusa: dalle carte si evince la assoluta mancanza di tracce biologiche riferibili a Knox e Sollecito sulla scena del delitto, mentre si ha sicurezza della presenza di quelle di Rudy Guede, condannato in via definitiva a 16 anni. Ciò non significa che i ragazzi non avrebbero potuto aggredire la amica. Ma non vi è prova certa. La sola traccia biologica rinvenuta sul gancetto del reggiseno della vittima, in effetti, non offre alcuna certezza che essa sia riferibile a Sollecito, perché il materiale è esiguo e un nuovo esame non può essere ripetuto. La cosiddetta prova di colpevolezza, così come è stata presentata dagli inquirenti, è dunque priva di valore.

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