Martedì 06 Dicembre 2016 | 03:54

Maserati, nel 2016 stop produzione a Modena?

Intanto Marchionne ha annunciato di voler far partecipare i lavoratori italiani agli utili di Fiat-Chrysler

Maserati, nel 2016 stop produzione a Modena?

Mentre Sergio Marchionne è pronto a rivoluzionare per sempre le relazioni industriali nel gruppo Fiat, Maserati potrebbe presto dismettere la produzione a Modena. Già nel 2016, lasciando in città solo la sede legale e le attività di progettazione ingegneristica. La voce circola, dalle parti di viale Ciro Menotti: la riferisce anche l’agenzia di stampa Dire. E tra i sindacati, non è più solo la Fiom-Cgil ad agitare lo spauracchio chiusura: ora il rischio è riconosciuto pure dalle tute blu di Cisl e Uil. Le tre sigle confederali, per una volta, sono concordi nel dire che conservare la produzione a Modena è l’unico modo per tenere ancorato qui il brand del Tridente. Ma sui tempi ristretti dell’addio né Cgil né Cisl né Uil vogliono alimentare il panico tra i lavoratori. Anche perché dall’azienda, sulle strategie future, filtra poco o niente. Che il pericolo dismissione sia concreto, peraltro, lo dimostra il fatto che nel sito modenese Maserati produca ormai solo auto di secondo piano, che, difatti, nell’ultimo anno hanno visto scendere la produzione da 19 a 13 vetture al giorno. Insomma, che la fabbrica possa chiudere sembra molto probabile. Che il sipario possa calare già nel 2016 un po’ meno. Staremo a vedere.
Intanto, ieri, nel giorno nella prima assemblea olandese del gruppo Fiat-Chrysler, l’amministratore delegato Sergio Marchionne ha annunciato grandi novità per il futuro. Il manager ha in mente di far partecipare i lavoratori agli utili dell’azienda. Bonus legati ai risultati di produttività, qualità e redditività nell'ambito del piano industriale 2015-2018. Un modello già usato in Ferrari e mediato da Volkswagen e Porsche. Una strategia che punta rompere la storica contrapposizione tra capitale e lavoratore, rendendo di fatto superfluo il ruolo della contrattazione e, dunque, del sindacato. E difatti molto critica è la Fiom: “Si finge una partecipazione dei lavoratori ai destini aziendali su cui invece non hanno alcuna possibilità di parola”, attacca il leader Landini. Gli altri sindacati, invece, la svolta di Marchionne l’hanno accolta tra gli applausi. Già oggi Cils, Uil e Fismic hanno siglato un verbale d'intesa con l’azienda per l'adozione del nuovo sistema retributivo.

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