Venerdì 09 Dicembre 2016 | 06:47

Cpl, nuove perquisizioni a Concordia: nel mirino le consulenze

L’inchiesta si allarga da Napoli alla Puglia

Cpl, nuove perquisizioni a Concordia: nel mirino le consulenze

Nuove perquisizioni nella sede della sede della Cpl Concordia. Dopo gli accertamenti dei mesi scorsi e il blitz della scorsa settimana, questa mattina i carabinieri del Nucleo Operativo Ambiente sono tornati negli uffici della Bassa e in quelli che la cooperativa ha a Roma. Nel mirino i contratti di consulenza, forniture e subappalti stipulati in tutta Italia. Atti che, secondo gli inquirenti, sarebbero lo strumento attraverso il quale si attuava quel sistema corruttivo adottato dalla Cpl per aggiudicarsi lavori pubblici. L'obiettivo è verificare se si tratti di prestazioni realmente eseguite oppure di finte opere, create ad hoc per condizionare le gare d’appalto. Perquisiti anche gli uffici del presidente, Mario Guarnieri, che non risulta indagato, e di Andrea Ambrogi, che invece risulta, sì, iscritto nel registro degli indagati a Napoli. Ma intanto l’inchiesta si allarga. Dopo essere partita da Ischia e aver toccato Procida, ora sta investendo anche la Puglia. I magistrati partenopei hanno trasmesso gli atti ai colleghi della Procura di Foggia. Stando a quel che trapela, sotto la lente degli inquirenti sarebbero finiti il progetto di gara per l'illuminazione pubblica cittadina di Rodi Garganico e un collegamento in catamarano tra Rodi e la Croazia, con contatti ritenuti sospetti tra il sindaco locale, Nicola Pinto, e Francesco Simone, il manager della Cpl che dal carcere di Poggio Reale sta collaborando con i pm. Simone, peraltro, non è il solo dirigente della cooperativa ad aver fatto importanti rivelazioni. La scorsa settimana anche Nicola Verri, ex responsabile della divisione Campania, ha a lungo riferito dei rapporti tra la coop e i politici, in particolare di sponda Pd. Mentre nei giorni scorsi Maurizio Rinaldi, braccio destro dell’ex presidente Roberto Casari, avrebbe ammesso l’esistenza dei fondi neri, che passavano per la società tunisina Tunita. Proprio in Tunisia, secondo gli inquirenti, era dove Simone voleva prender casa. Per questo, ossia per il pericolo di fuga, sarebbe scattato l’arresto nei suoi confronti lo scorso 30 marzo. Oggi, il Tribunale del Riesame di Napoli si pronuncerà proprio sulle istanze di scarcerazione.

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