Giovedì 18 Luglio 2019 | 01:20

Ask fa proseliti anche sotto la Ghirlandina. E fioccano le offese virtuali

Ask fa proseliti anche sotto la Ghirlandina. E fioccano le offese virtuali
Dalla sovraesposizione di Facebook alla ricerca disperata dell’anonimato. E’ questa la spiegazione del successo planetario di Ask, ultima creatura virtuale finita sul banco degli imputati dopo la morte di una minorenne in provincia di Padova. Ragazza istigata al suicidio dai suoi coetenai proprio dalle pagine del social network in questione. Sparare a zero sul sito sarebbe un errore e le ragioni di un gesto così tragico vanno cercate oltre le dinamiche virtuali: certo, però, che in un’era 2.0 come la nostra il mondo social ha un peso inimmaginabile sulle personalità più deboli. E basta fare una breve indagine su Internet per scoprire che gli utenti modenesi sono tra i più attivi in Italia, dove Ask vanta il numero maggiore di iscritti a livello mondiale. Nato nel 2010 in Lituania, il servizio è basato su un’interazione ‘domanda-risposta’: è possibile in forma anonima sulla bacheca degli altri utenti e seguire i propri amici senza che loro lo sappiano. Per rispondere alle domande è però necessario registrarsi al sito e avere almeno 13 anni. Filtrando soltanto le conversazioni modenesi si trovano semplici post di persone che vogliono fare amicizia e condividere passioni, ma anche botta e risposta che degenerano in considerazioni imbarazzanti e offensive. Al gruppo ‘Fighi di Modena’, per esempio, si fa chiaro riferimento, con una terminologia volgare, a una ragazza che secondo i rumors andrebbe con tutti quelli che gli capitano a tiro. Qualche riga sotto, un altro gossip rivela che un’altra iscritta sarebbe stata in procinto di intrattenersi con due ragazzi contemporaneamente. Qualcuno potrebbe definirla goliardia, ma è in questi casi che la linea di confine con l’umiliazione viene oltrepassata facilmente, determinando un disagio profondo nella giovane travolta dal fuoco di insinuazioni anonime. La voragine di buio che induce una ragazzina a farla finita non va ricercata soltanto in un social network come Ask, ma ne è sicuramente una componente devastante. Così, in un attimo, la ‘scorciatoia’ verso il cyberbullismo è dietro l’angolo, trasformando uno strumento di svago in una trappola dai risvolti inquietanti. Il caso Ask è scoppiato dopo il suicidio di Hannah Smith, quattordicenne del Leicestershire, avvenuto il 2 agosto 2013 a causa di insulti e inviti all’autolesionismo scritti sul suo profilo di Ask. Addirittura il premier David Cameron ha chiesto di boicottare il sito, definendolo «pieno di odio». Rimanendo in Emilia, basti ricordare il caso di Bologna, quando lo scorso settembre, tramite Ask, 250 ragazzi si diedero appuntamento per una maxi rissa ai Giardini Margherita. I due gruppi si erano autoproclamati ‘Bolobene’ e ‘Bolofeccia’. Da una parte erano schierati i liceali delle scuole della città, dall’altra i ragazzi degli istituti tecnici della periferia. nVincenzo Malara

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