Mercoledì 18 Settembre 2019 | 11:22

Carispaq, ora si attende la posizione di Viola

Caso Lande: la controllata di Bper fu ispezionata già a novembre

Carispaq, ora si attende la posizione di Viola
Sui legami tra il «Madoff dei Parioli» e la Carispaq si attende a breve una dichiarazione dell’amministratore delegato di Bper, il dottor Fabrizio Viola. L’attesa per un pronunciamento di Viola è tanta, e tra i soci della Popolare vi sono la speranza e la convinzione che questo possa arrivare in tempi stretti. La notizia di un intervento potrebbe giungere a ore. L’ad della Popolare intende intervenire in maniera decisa sulla controllata abruzzese oppure approva la condotta di quell’istituto nell’affrontare il caso-Lande, ritenendola conforme a una sana e prudente gestione? E’ questa, la più importante delle tre domande che questo giornale si è permesso di formulare al manager milanese, quesiti su cui si ritiene necessario un chiarimento e che sono riportati nel grafico al centro dell’articolo presente. La Cassa di risparmio dell’Aquila (Carispaq), come noto, è partecipata circa all’80% dalla Banca popolare dell’Emilia-Romagna, che consolida nel proprio bilancio di gruppo i conti dell’istituto abruzzese. Ed è proprio in una filiale di Roma della Carispaq che l’ex broker romano Gianfranco Lande deteneva il proprio conto corrente; quel conto tramite il quale, secondo la Procura di Roma, gestiva i capitali delle centinaia di persone che gli avevano affidato i propri risparmi. Spesso e volentieri, si trattava di clienti vip: per questo Lande è stato ribattezzato il «Madoff dei Parioli», soprannome che abbina il noto truffatore americano al quartiere più elegante di Roma. A un certo punto, però, 170 milioni sono svaniti nel nulla, e il 24 marzo per Lande e quattro sodali sono scattate le manette. Ebbene: solo dal 2006 al 2008, su quel conto alla Carispaq sono transitati complessivi 47 milioni. Non solo: nella stessa filiale almeno altri due conti sarebbero stati intestati a società riconducibili a Lande, strumenti di presunte triangolazioni verso i paradisi fiscali. Eppure, in oltre 15 anni, alla Cassa dell’Aquila nessuno ha mosso un dito, e soprattutto nessuno ha fatto le opportune segnalazioni anti-riciclaggio. La banca abruzzese ha già ricevuto un’ispezione di BankItalia, che alla fine ha trasmesso un rapporto non positivo alla Procura di Roma. Solo ieri, a Borsa chiusa, la Bper ha in verità informato in una nota «di avere avviato le necessarie verifiche per accertare la regolare applicazione della normativa vigente in materia di antiriciclaggio e definire contesto e modalità delle operazioni». Strano tempismo, ci si consenta: perché l’ispezione della Banca d’Italia nella controllata Carispaq non è di questi giorni; ma risale, come recita il bilancio dell’istituto, allo scorso 18 novembre, e si è protratta non poco, ovvero sino al 4 febbraio.

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