Sabato 03 Dicembre 2016 | 18:37

D’Amelio, Tranchina non parla I pm: «Teme per la moglie»

D’Amelio, Tranchina non parla I pm: «Teme per la moglie»
PALERMO - L’uomo che si pentì due volte sa molte cose sulle stragi, alle quali ha pure dato un proprio contributo operativo, e sui nuovi assetti di Cosa nostra. Ma per ora Fabio Tranchina, fermato per l’attentato di via D’Amelio, non parla. Subisce, pensano i magistrati di Palermo e di Caltanissetta, il pesante condizionamento della moglie Giovanna Lupo e della famiglia che ha sempre avuto un posto di rilievo nell’organigramma della cosca di Brancaccio. Giovanna Lupo è infatti sorella di Cesare Lupo, descritto dai pentiti e indicato dagli investigatori come uno dei «reggenti» del clan guidato fino al 1994 da Giuseppe e Filippo Graviano. Proprio la moglie avrebbe contribuito a stoppare la collaborazione di Tranchina appena avviata con i magistrati di Firenze. Tutto è cominciato quattro giorni fa. Il nome e il profilo del «picciotto» di Brancaccio, finora considerato una figura di seconda fila, erano stati illuminati da Gaspare Spatuzza, il pentito che sta ridisegnando gli scenari delle stragi tra cui quella di via D’Amelio. Dagli spunti offerti da Spatuzza le indagini si sono subito allargate. E la svolta è arrivata il 16 aprile quando gli uomini della Dia di Firenze sono venuti a Palermo per perquisire l’abitazione di Tranchina. L’uomo, che aveva finito di scontare nel 1999 una condanna per associazione mafiosa, ha intuito di essere finito di nuovo nei guai. E ha chiesto di essere sentito dai magistrati fiorentini.

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