Martedì 06 Dicembre 2016 | 20:51

«Fisco, troppi controlli»

Da Tremonti assist alle imprese: «Proviamo a cambiare sistema»

Controlli a tappeto, continui accessi, ispettori, vigili urbani, vigili del fuoco. Basta con «l’oppressione» dei controlli sulle imprese, bisogna «concentrarli». Lo sostiene il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, durante un’audizione sulle norme anti-scalata alla Camera. Anche le società più grandi, però, non se la cavano meglio: quotarsi in Borsa infatti, secondo il ministro, costa «una follia: 8 milioni per una società che ne fattura 80». La posizione espressa dal ministro incassa l’ok degli imprenditori tutti: piccoli, medi e grandi. E anche i consumatori sono d’accordo ma chiedono di abbassare la pressione più sui contribuenti singoli che sulle imprese. Poco convinti, invece, l’opposizione e il sindacato. In particolare il leader della Cgil, Susanna Camusso. Bankitalia infine riprende il tema dell’evasione: se si rafforza la lotta si possono abbassare le aliquote. Argomenta Tremonti: «I controlli fiscali, gli accessi e le visite alle imprese sono eccessivi con costi come tempo perso, stress, e occasioni di corruzione. Un’oppressione fiscale che dobbiamo interrompere». Quindi lancia una proposta, ferme restando le regole sulla sicurezza sul lavoro: «Potremmo immaginare una qualche tipo di concentrazione, salve esigenze di controllo erariale e così ridurre il continuo controllo sulle imprese. Ne va via uno, e dopo un po’ arriva il vigile urbano. Ci abbiamo già iniziato a lavorare. Fermo discorso sicurezza lavoro. Serve o un coordinamento dall’alto o un diritto dal basso: il diritto di dire ’non mi rompere più di tanto...». A Camusso si accende però una spia: «Non vorrei che riduzione di lacci e lacciuoli significhi riduzione dei diritti del lavoro. Non provino a ridurre i diritti dei lavoratori». Poi il segretario generale della Cgil attacca sui redditi: «invece di distribuire perle di saggezza Tremonti dica invece cosa intende fare». Prudente anche il commento del leader Cisl Raffaele Bonanni, che chiede a Tremonti di essere selettivo: «Con 120 miliardi di evasione fiscale e 100 miliardi di contributi evasi non si può generalizzare quando si parla di imprese. Ci sono imprese che rispettano i contratti che pagano le tasse e rispettano le leggi, e queste imprese sappiamo quali sono. Ci sono poi imprese che ora lo fanno e ora non lo fanno e altre che non lo fanno mai per questo non si può generalizzare». Argomento quello dell’evasione ripreso anche da Bankitalia che nell’audizione sul Def sottolinea come un rafforzamento della lotta all’evasione fiscale può «aprire spazi per una riduzione delle aliquote fiscali».

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